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Jan 9
At the origin of distortion (via Distortions, a photographic series by André Kertész)

At the origin of distortion (via Distortions, a photographic series by André Kertész)


Jun 23
Károly Kincses FOTOGRAFI  MADE IN HUNGARY  quelli che sono andati via quelli che sono rimasti  Federico Motta Editore Milano 1998 319 pp.22x28 cm 315 ill. b/n. ISBN 88-7179-156-8
L’Ungheria              è un paese che può vantare di esssere il più              grande esportatore di fotografi di fama mondiale. Qui sono nati e              cresciuti André Kertész, Lászlo Moholy-Nagy, Brassaï,              Martin Munkácsi, i fratelli Robert e Cornell Capa, György              Kepes, Stefan Lóránt, Ferenc Berkó, il Premio              Nobel Miklós Muray, inventore dell’olografia, Dénes Gábor…              e tanti altri ancora, come Egitta Carell, fotografa ufficiale di Mussolini,  Ylla, uno dei più grandi fotografi di animali, Almásy, Aigner,              Suzanne Szasz, le sue fotografie di bambini erano accompagnate da              testi di Benjamin Spock. E poi ancora Etelka Görög, prima              donna fotografa nei territori selvaggi dell’Amazzonia ma anche in              austria durante la rivoluzione del 1956, Eva Besnyö, la miglior              fotografa del movimento femminista e ancora allievi e maestri del              Bauhaus, fondatori di famose agenzie fotografiche e case editrici              . Difficilmente altre nazioni hanno prodotto tanti talenti in un’unica              arte, maestri che hanno dovuto emigrare per poter diventare famosi,              mentre quelli rimasti in patria non hanno potuto raggiungere una notorietà              internazionale anche se non di minor qualità o con peggiori              scuole a disposizione. Molti dunque sono le motivazione che Károly              Kincses va ricercando in questo libro, analizzando la storia, la geografia,              la psicologia e la sociologia di un paese che, solo tra il 1920 e              il l 1956, ha prodotto i più grandi maestri della storia della              fotografia, senza però saperli valorizzare in patria. .Il volume              dopo una prima analisi storica generale del fenome, analizza i vari              personaggi tracciandone una biografia ragionata e suddifidendoli in              due gruppi: quelli che sono emigradi              dall’Hungheria come André Kertész, Brassaï, Martin              Munkacsi, Laszlo Moholy-Nagy, György Kepes, Robert Capa, Cornell              Capa, Stefan Lorant e altri; e quelli rimasti in Ungheria: József              Pécsi, Rudolf Balogh, Károly Escher, Nándor Bárány,              Angelo, Dénes Rónai, Olga Máté, Kata Kálmán,              Judit Kárász, István Kerny e altri.  Il volume è statato pubblicato in occasione della mostra “Made              in Hungary”, a cura di Károly Kincses e Paola Bergna,              tenutasi, in collaborazione con l’Hungarian Museum of Photography,              al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano dal 2 luglio al 26 settembre              1999 (R.M.)

Károly Kincses
FOTOGRAFI
MADE IN HUNGARY
quelli che sono andati via
quelli che sono rimasti


Federico Motta Editore
Milano 1998
319 pp.22x28 cm
315 ill. b/n.
ISBN 88-7179-156-8

L’Ungheria è un paese che può vantare di esssere il più grande esportatore di fotografi di fama mondiale. Qui sono nati e cresciuti André Kertész, Lászlo Moholy-Nagy, Brassaï, Martin Munkácsi, i fratelli Robert e Cornell Capa, György Kepes, Stefan Lóránt, Ferenc Berkó, il Premio Nobel Miklós Muray, inventore dell’olografia, Dénes Gábor… e tanti altri ancora, come Egitta Carell, fotografa ufficiale di Mussolini, Ylla, uno dei più grandi fotografi di animali, Almásy, Aigner, Suzanne Szasz, le sue fotografie di bambini erano accompagnate da testi di Benjamin Spock. E poi ancora Etelka Görög, prima donna fotografa nei territori selvaggi dell’Amazzonia ma anche in austria durante la rivoluzione del 1956, Eva Besnyö, la miglior fotografa del movimento femminista e ancora allievi e maestri del Bauhaus, fondatori di famose agenzie fotografiche e case editrici . Difficilmente altre nazioni hanno prodotto tanti talenti in un’unica arte, maestri che hanno dovuto emigrare per poter diventare famosi, mentre quelli rimasti in patria non hanno potuto raggiungere una notorietà internazionale anche se non di minor qualità o con peggiori scuole a disposizione. Molti dunque sono le motivazione che Károly Kincses va ricercando in questo libro, analizzando la storia, la geografia, la psicologia e la sociologia di un paese che, solo tra il 1920 e il l 1956, ha prodotto i più grandi maestri della storia della fotografia, senza però saperli valorizzare in patria. .Il volume dopo una prima analisi storica generale del fenome, analizza i vari personaggi tracciandone una biografia ragionata e suddifidendoli in due gruppi: quelli che sono emigradi dall’Hungheria come André Kertész, Brassaï, Martin Munkacsi, Laszlo Moholy-Nagy, György Kepes, Robert Capa, Cornell Capa, Stefan Lorant e altri; e quelli rimasti in Ungheria: József Pécsi, Rudolf Balogh, Károly Escher, Nándor Bárány, Angelo, Dénes Rónai, Olga Máté, Kata Kálmán, Judit Kárász, István Kerny e altri.
Il volume è statato pubblicato in occasione della mostra “Made in Hungary”, a cura di Károly Kincses e Paola Bergna, tenutasi, in collaborazione con l’Hungarian Museum of Photography, al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano dal 2 luglio al 26 settembre 1999 (R.M.)


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